Ancora tesi e preoccupati per le sorti del mondo a causa della temibile profezia Maya? Deponete la paura, o almeno rimandatela al momento giusto. La fine del mondo potrebbe ritardare di qualche mese, rispetto alle catastrofiche previsioni che scommettevano sulla data del 21 dicembre. Già diversi appassionati del
tema avevano sostenuto che i Maya avessero torto e che la fine del
mondo sarebbe arrivata il 5 giugno 2012, in occasione dello
straordinario allineamento Sole- Venere- Terra ma a
quanto pare siamo ancora tutti qui. E siamo costretti a fare
revisionismo. A causare la temuta fine del mondo potrebbe essere il passaggio di un asteroide, molto vicino al nostro pianeta, nel 2013. Il 15 febbraio infatti un asteroide passerà ad appena 35mila chilometri dalla Terra,
a ridosso dell’orbita dei satelliti geostazionari per meteorologia e
telecomunicazioni. Un oggetto celeste non troppo benevolo da 45 metri di diametro, con una massa di 120mila tonnellate. Insomma, abbiamo scansato i Maya e soccomberemo all’asteoride? Secondo Hack, “c’è una probabilità cumulativa dello 0,031 per cento che questo asteroide colpisca il nostro pianeta tra il 2020 e il 2082”.
Nel tempio maya dove è scritta la profezia dell’apocalisse
Il tempio di Comalcalco, in Messico, è
considerato l’ultimo avamposto settentronale dei Maya, oltre quel luogo
non si trovano più segni di questa antica civiltà. Ma soprattutto è
celebre perché qui è stato trovato quello che potrebbe essere un secondo
riferimento alla profezia maya sull’apocalisse nel dicembre del 2012.
La scritta in questione, che si trova su un volto scolpito su un
mattone, è stata portata in un istituto per essere studiata. Ma questo
non è l’unico elemento che rende unico il sito archeologico di
Comalcalco, nello stato di Tabasco. Grazie alla particolare
progettazione architettonica, battendo le mani, si sente un’eco che
richiama il verso delle rane. “Un modo per richiamare Chaac, il dio
della pioggia”, ha spiegato l’archeologo responsabile del sito. Altra
unicità è la costruzione del tempio, che si trova in una zona priva di
cave, come spiega l’archeologo Benito Jesus Venegas. “Comalcalco è un
punto di riferimento nel mondo dei Maya, è costruito con mattoni
realizzati con una tecnica particolare di fabbricazione dovuta alla
mancanza di materiali della zona”. Le tombe di Comalcalco poi hanno
fatto luce sui riti funebri e il modo in cui i Maya concepivano la
morte: una nuova forma di vita, un confine che doveva essere
oltrepassato per ricongiungersi con la natura. Adesso non ci resta che aspettare!
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